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Enrico Stomeo Osserviamo le Quadrantidi 2003 tratto da ASTRONOMIA n.1 (2003) |
| Nel 2000 durante la notte 3/4 gennaio 2000 furono raccolte da poco più di una decina di osservatori
della Sezione Meteore UAI quasi 30 ore effettive di monitoraggio dell'attività di questo sciame con un bilancio
di 755 Quadrantidi [cfr: Astronomia 2,2002]. Ciò fu possibile
grazie alle insperate buone condizioni meteorologiche generali e alla completa assenza di disturbo lunare. A prescindere dalle condizioni meteo, per le quali non resta che affidarsi al caso, l'apparizione del prossimo gennaio si prospetta per noi con circostanze ancora migliori, non solo anche qui per l'assenza della Luna, ma anche perchè il maggior numero di Quadrantidi è atteso nelle ore per noi più opportune dal punto di vista prospettico, giusto al centro della notte. Per gli osservatori italiani si presenta pertanto un'ottima occasione di poter testimoniare al meglio anche questo ritorno annuale di questo sciame, che in genere viene trascurato e poco osservato e che invece meriterebbe un maggior interesse. Questa corrente di corpuscoli meteorici è diventata visibile solamente negli anni recenti. Le prime osservazioni di Quadrantidi risalgono al 1825, segno che lo sciame ha cominciato a intercettare l'orbita terrestre all'incirca in quell'epoca. Dagli anni successivi alla scoperta fino ad oggi, si è cercato di determinare sempre con più esattezza la posizione e le caratteristiche del radiante, e con l'ausilio della fotografia di determinare gli elementi orbitali dello sciame. Tuttora, nonostante siano state fatte varie ipotesi, non è stata individuata con sicurezza alcuna cometa, che ne sia all'origine. C'è chi sostiene che le Quadrantidi derivino da una cometa catturata da Giove e ora disintegrata, altri che derivino dalle particelle eiettate dalla cometa 1986 VIII (Machholz) oppure dalla cometa 1491 I migliaia di anni fa, quando queste avevano elementi orbitali simili a quelli dello sciame odierno. Studi hanno mostrato che il pianeta Giove, avvicinandosi ciclicamente all'orbita fortemente ellittica dello sciame, procura delle forti perturbazioni, che sparpagliano i meteoroidi e creano delle oscillazioni della corrente sul piano eclittico. Questi mutamenti orbitali si riflettono anche sulla mutabilità della frequenza del numero dei meteoroidi che possono essere intercettati dal nostro pianeta e dei momenti in cui questi avvengono. Il numero delle meteore risulta estremamente variabile di anno in anno, per il fatto che alcune volte la Terra attraversa la parte centrale dello sciame, altre volte solo le parti più disperse. Più recentemente, negli anni '40 si evidenziavano mediamente tassi orari di 40-50 Quadrantidi e dopo gli anni '70 le frequenze sono passate a 90-120 meteore/ora, intervallate da saltuari picchi di alcune centinaia di meteore. L'attrattiva principale di questo sciame è quindi la sua notevole variabilità. Ciò può costituire un valido incentivo per seguirne l'attività, nonostante le temperature non proprio miti delle notti invernali. Le Quadrantidi sono visibili dall'1 al 5 di gennaio e presentano generalmente un numero di meteore molto basso, fatta eccezione di un drastico aumento di una ventina d'ore, che culmina con un picco acuto della durata di poche ore, in genere tra il 3 e il 4 gennaio. La brevità dell'evento fa sì che il picco non risulti sempre visibile di notte dalle nostre postazioni, e che talvolta capiti nelle ore diurne. Quest'anno, come si è detto, il massimo fortunatamente è atteso durante le ore notturne, probabilmente tra l'1h e le 2h della notte, quindi in circostanze più che favorevoli per il nostro paese. Il radiante, situato a nord della costellazione del Boote, per chi osserva da latitudini superiori a +41° risulta circumpolare, restando quindi sempre sopra l'orizzonte. Di prima sera però rimane talmente basso che il numero di eventi viene ridotto a pochissime meteore, e solamente verso mezzanotte comincia a salire in altezza. Da questo momento fino all'alba si possono compiere delle osservazioni soddisfacienti, e valutare le reali frequenze orarie. Data l'acutezza del picco, le osservazioni visuali sono adattissime a valutare con una buona precisione il momento della maggiore attività. A chi osserva è richiesto di annotare i tempi e le magnitudini di ogni apparizione, e di stimare saltuariamente ogni cambiamento della magnitudine limite nel campo osservato. La scheda di registrazione reperibile sul sito della Sezione Meteore può aiutare in proposito. Le Quadrantidi durante le ore del massimo si mostrano mediamente brillanti, ma non di rado appaiono dei bolidi colorati (per lo più giallo bluastri), mentre prima e dopo di questo la componente debole è predominante. Se le osservazioni visuali sono molto accurate, le variazioni, anche rapide, dei rapporti delle luminosità possono venire evidenziate con una certa facilità. Durante la massima attività ovviamente le meteore più brillanti sono facilmente catturabili fotograficamente, anche perché la velocità di ingresso nell'atmosfera di queste particelle è abbastanza contenuta (41 km/sec). Uno studio fotografico può contribuire primariamente alla determinazione precisa dell'area da cui si dipartono le meteore. Gli osservatori visuali hanno spesso evidenziato che il radiante delle Quadrantidi nei momenti lontani dal massimo è assai ampio e diffuso. Le foto delle meteore più luminose hanno invece mostrato che lo stesso radiante durante il massimo ha una dispersione di pochissimi gradi e che per di più la posizione del radiante delle meteore più luminose è diversa da quella delle meteore più deboli. Come si è visto non mancano certo gli stimoli per dedicarsi nei primi giorni del 2003, grazie alle Quadrantidi, allo studio delle meteore. |
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| Le osservazioni visuali, per essere di utilita', dovranno in primo luogo distinguere tra Quadrantidi e non
Quadrantidi. Per le Quadrantidi bastera' rilevare l'ora e la luminosita' di ciascuna meteora. Nel caso che queste siano piu' brillanti della magnitudine -2 sara' ad ogni modo il caso di disegnarne la traccia su una mappa stellare. Per le non-Quadrantidi occorrera' invece rilevare l'ora, la loro luminosita', la velocita' angolare (gradi/sec) e disegnare sempre di ciascuna meteora la traccia su una mappa stellare. Copia della scheda di osservazione e delle mappe stellari utilizzate vanno inviate alla Sezione Meteore UAI utilizzando il suo indirizzo e-mail oppure il suo recapito postale (contattare il responsabile ). |
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