Si è svolto dal 20 al 22 marzo 2026 il XII Meeting Corpi Minori dell’Unione Astrofili Italiani, ospitato a Grosseto presso il Museo di Storia Naturale della Maremma e organizzato dall’Associazione Maremmana Studi Astronomici Galileo Galilei. Tre giornate intense, scandite da interventi scientifici, momenti conviviali e occasioni di confronto tra le diverse anime della ricerca amatoriale sui corpi minori.
L’apertura tra divulgazione e territorio
Il meeting si è aperto venerdì sera presso l’Osservatorio Astronomico Comunale di Roselle con una conferenza pubblica di Mario Feraco, dedicata al rapporto tra astrofotografia, immagine e misura. Un intervento capace di unire divulgazione e rigore tecnico, offrendo al pubblico una chiave di lettura moderna delle tecniche osservative.
Sabato: il cuore scientifico del meeting
La giornata di sabato ha rappresentato il fulcro dell’intero congresso. Dopo l’accoglienza e l’apertura dei lavori da parte di Gianni Galli, Andrea Sforzi e Luca Agresti, è stato Nazario Montuori a ripercorrere i quarant’anni di attività dell’Osservatorio di Roselle, sottolineandone il ruolo fondamentale nella crescita dell’astronomia amatoriale sul territorio.
A seguire, i report annuali delle tre sezioni UAI hanno offerto una fotografia aggiornata e concreta delle attività svolte: Mario Sandri per le meteore, Paolo Bacci per gli asteroidi e Adriano Valvasori per le comete. Tre interventi che hanno evidenziato la solidità delle reti osservative e la crescente qualità dei dati prodotti.
La sessione della tarda mattinata ha approfondito temi più specialistici: dalla tassonomia asteroidale basata sui dati Gaia DR3 con Lorenzo Franco, alle tecniche di astrometria cometaria presentate da Luca Buzzi, fino all’esperienza osservativa urbana illustrata da Alessandro Marchini, dimostrando come sia possibile fare ricerca anche in contesti apparentemente sfavorevoli.
Dopo il tradizionale picnic condiviso — uno dei momenti più identitari del meeting — il pomeriggio ha visto alternarsi contributi tecnici e professionali. Dalla presentazione della stazione meteorica e delle reti meteor scatter H24, fino all’intervento di Marco Micheli, che ha illustrato le attività di astrometria di alta precisione nel contesto della difesa planetaria.
I premi del Meeting Corpi Minori UAI
Un momento particolarmente significativo è stato quello dedicato alla memoria e al riconoscimento dell’impegno scientifico all’interno della comunità. I premi del Meeting Corpi Minori UAI rappresentano infatti non solo un tributo alle figure storiche dell’astronomia amatoriale italiana, ma anche un riconoscimento concreto al lavoro, alla passione e alla continuità della ricerca.
Nel corso dell’edizione 2026 sono stati assegnati il Premio “Martino Nicolini” a Enrico Stomeo, per il suo contributo di lungo periodo e la dedizione alla ricerca meteorica, e il Premio “Giovanni Sostero” a Alessandro Marchini, per l’impegno scientifico e divulgativo nel campo degli asteroidi.
Un momento intenso e partecipato, che ha ricordato quanto la crescita della comunità sia legata alle persone che, con costanza e passione, ne alimentano lo sviluppo.
La giornata si è conclusa con l’intervento di Marco Fulle, capace come sempre di coniugare profondità scientifica e capacità comunicativa, prima della visita all’osservatorio, della foto di gruppo e della cena sociale, momento di ulteriore condivisione tra i partecipanti.
Domenica: prospettive e continuità
La giornata conclusiva ha mantenuto alta l’attenzione con una serie di interventi dedicati in particolare al mondo delle comete e alle esperienze osservative distribuite sul territorio. Dai lavori del progetto C.A.R.A., alle esperienze didattiche e di PCTO, fino alle attività pluridecennali di osservatori e gruppi locali, è emersa una rete viva, diffusa e profondamente interconnessa.
Gli interventi finali hanno mostrato chiaramente come la ricerca sui corpi minori sia oggi il risultato di un lavoro collettivo, in cui ogni osservatorio, gruppo o singolo appassionato contribuisce a un quadro più ampio.
Il vero valore del meeting
Al di là dei contenuti scientifici — già di per sé di alto livello — ciò che rende davvero unico il Meeting Corpi Minori è il clima che si respira. Non si tratta semplicemente di una successione di relazioni, ma di un vero spazio di incontro, dove le persone vengono prima ancora dei dati.
È qui che si entra in contatto con realtà diverse, spesso lontane geograficamente ma sorprendentemente vicine negli obiettivi. Si condividono esperienze, si mettono a confronto approcci osservativi, si discutono difficoltà tecniche e si trovano soluzioni comuni. Il dialogo è diretto, spontaneo, privo di barriere: l’astrofilo alle prime esperienze può confrontarsi con chi lavora da decenni, e il professionista trova un interlocutore attento, preparato e motivato.
In questo contesto, anche i momenti informali — una pausa caffè, il picnic, la cena sociale — assumono un valore straordinario. È spesso lì che nascono nuove collaborazioni, si definiscono progetti condivisi e si gettano le basi per campagne osservative future.
Il meeting diventa così un catalizzatore: un luogo dove le idee prendono forma, si rafforzano e trovano una direzione concreta. Non è solo un momento di sintesi, ma un vero motore per ciò che verrà dopo.
Una comunità in crescita
Il XII Meeting Corpi Minori ha confermato con chiarezza quanto la comunità italiana dedicata allo studio dei piccoli corpi del Sistema Solare sia oggi matura, attiva e in continua evoluzione.
Non si tratta più soltanto di esperienze isolate, ma di una rete strutturata, capace di produrre dati di qualità, partecipare a progetti internazionali e dialogare in modo sempre più efficace con il mondo della ricerca professionale. Le tre sezioni coinvolte mostrano una complementarità evidente: approcci diversi, strumenti differenti, ma un obiettivo comune che le unisce e le rafforza.
Un aspetto particolarmente significativo è la capacità di rinnovarsi: accanto a realtà storiche, con decenni di attività alle spalle, emergono nuovi gruppi, nuove competenze e nuove idee. La formazione, il coinvolgimento dei giovani e la condivisione delle conoscenze diventano elementi centrali per garantire continuità e sviluppo.
In questo scenario, il meeting rappresenta molto più di un semplice appuntamento annuale: è il punto in cui la comunità si riconosce, si misura e si rilancia. È il momento in cui si prende consapevolezza del percorso fatto e, soprattutto, delle potenzialità ancora da esprimere.
Guardando a quanto emerso durante queste giornate, è evidente che la direzione è quella giusta: una comunità sempre più coesa, competente e capace di contribuire in modo concreto e riconosciuto allo studio dei corpi minori del Sistema Solare.

